


The Killers è un film a episodi in cui quattro registi interpretano il noir secondo le loro sensibilità.
Apre le danze il grottesco Metamorphosis di Kim Jong-kwan, in cui un uomo accoltellato alla schiena si rifugia in un bar. Tuttavia i suoi aggressori non sono lontani. Ma prima che questi lo raggiungano, trova nella barista una condanna e una salvezza al tempo stesso.
Segue Contractors diretto da Roh Deok, che rilegge il noir in chiave più ironica: un delitto su commissione viene appaltato a cascata, di sicario in sicario, in un gioco al ribasso. Al diminuire del compenso degli esecutori materiali corrisponde una delega a catena tramite un passaparola che stravolge le istruzioni iniziali. Ne consegue che i sicari scambino l’obiettivo con un’altra persona.
Il terzo episodio, Everyone is waiting for the man, firmato da Jang Hang-jun, vira invece verso un registro più classico. Due killer maldestri devono portare a termine un lavoro che si rivela più complicato del previsto. Il loro obiettivo è ricercato anche da una coppia di detective, uno appostato all’esterno e l’altro all’interno di una tavola calda, gestita da una proprietaria ammaliante.
Chiude The Killers il contributo di Lee Myung-se, che dirige Silent Cinema, l’episodio più sperimentale. In una messa in scena stilizzata e quasi teatrale, due sicari entrano in un diner per eliminare un obiettivo che frequenta il locale ogni giorno alla stessa ora. Tuttavia, la missione si complica a causa del personale bizzarro ed eccentrico che lavora nel locale.

Titolo Originale
더 킬러스 (deo kil-leo-seu)
Genere
Film a episodi, Noir
Regia e Sceneggiatura
Kim Jong-kwan, Roh Deok, Jang Hang-jun, Lee Myung-se
Interpreti
Yeon Woo-jin, Shim Eun-kyung, Yang Ik-june, Oh Yeon-ah, Jang Hyun-sung, Ko Chang-seok, Hong Xa-bin, Ji Woo, Lee Ban-seok, Lee Jae-kyoon, Kim Geum-soon, Park Sang-myun
Corea del Sud, 2023, 119′

Ispirandosi al racconto breve “The Killers” di Ernest Hemingway, Kim Jong-kwan, Roh Deok, Jang Hang-jun, e Lee Myung-se forniscono ognuno una propria lettura del genere hard-boiled
REcensione con spoiler
METAMORPHOSIS
il segmento Metamorphosis di Kim Jong-kwan (Shades of the Heart, Worst Woman) si distingue come l’episodio più fantasy, onirico e sensuale. Il regista trasforma un classico incipit da crime story in un horror sovrannaturale che gioca costantemente con la percezione della realtà. L’episodio è costruito su un contrasto visivo netto che funge da soglia psicologica.
Nel prologo in bianco e nero la scena si apre in un’atmosfera noir classica. Un uomo (Yeon Woo-jin), colpevole di aver rubato alla propria gang, viene giustiziato con una pugnalata alla schiena dal sicario Chan-joong (Jeon Sung-woo). Il bianco e nero sottolinea la freddezza del crimine e la “realtà” del sottomondo criminale.
Successivamente, attraverso un uso magistrale del rallentatore, il film esplode nel colore. Questo passaggio segna l’ingresso in una dimensione diversa, dove le regole della fisica e della morte sembrano sospese.
L’uomo accoltellato si risveglia nel bar senza sapere come ci sia arrivato. Qui la narrazione si sposta sul piano del simbolismo. La barista (Shim Eun-kyung) è una figura magnetica e inquietante. Presenta due fori sul collo, suggerendo immediatamente la natura vampiresca del luogo. Ella non si limita a servire alcolici; manipola il desiderio. Quando estrae il coltello dalla schiena dell’uomo, compie un atto che è allo stesso tempo violento e liberatorio.
Il sangue che stilla non è solo morte, ma piacere. La barista aggiunge una goccia del proprio sangue nel cocktail di una ragazza che accompagna un regista. La reazione della donna è puramente erotica: occhi iniettati di sangue e un piacere sessuale visibile, a conferma che in questo “limbo” il dolore e l’estasi sono facce della stessa medaglia.
L’ingresso del regista nel bar introduce in The Killers una sottile critica al mondo dell’arte e della manipolazione.
Il regista afferma che “sedurre è quello che fanno i registi”, ammettendo che il suo strumento di conquista è l’alcol. Tuttavia, nel bar “Moonlit Night”, il vero potere appartiene alla barista. È lei che recide il collo al regista per offrirne il sangue all’uomo accoltellato, il quale, bevendo, sperimenta un’eccitazione sessuale che lo rigenera.
La bolla onirica del bar viene infranta dall’arrivo della realtà esterna: gli sgherri della gang e Chan-joong. L’uomo, ora “metamorfizzato”, o potenziato dal sangue ricevuto, compie la sua vendetta uccidendo i suoi inseguitori. La violenza finale è stilizzata, quasi coreografica, e segna la chiusura del cerchio per il protagonista che, da vittima nel bianco e nero, diventa carnefice nel colore.
Contractors
Contractors trasforma The Killers in una black comedy sociale. Ispirandosi a un fatto realmente accaduto nel 2019, la regista Roh Deok (già nota per Very Ordinary Couple) mette in scena una satira spietata sulla gerarchia del lavoro e sulla precarietà, dove persino l’omicidio diventa un servizio subappaltato fino all’osso.
Una ragazza misteriosa commissiona l’omicidio di un professore di musica della Woo-rim University per 300.000 dollari. Invece di agire, il primo sicario passa il lavoro a un altro, trattenendo una parte dei soldi. Questo processo si ripete più volte. Ogni volta che il messaggio passa di mano, le istruzioni originali si distorcono, e la cifra promessa diminuisce drasticamente.
Kwon-su (Hong Xa-bin) riceve solo 300 dollari e, da perfetto “capo”, ne offre solo 100 agli amici Seon-yeong (Ji Woo) e Sang-tae (Lee Ban-seok) per farsi aiutare.
Basandosi su informazioni frammentarie, i tre cercano un’auto verde in un giorno feriale, anziché una Ferrari verde oliva nel fine settimana, come da istruzioni originarie. E finiscono col rapire So-min (Shim Eun-kyung), una dipendente amministrativa che non ha nulla a che fare con il professore.
La scena del rapimento, dove Sang-tae la stende con un pugno, passa dal grottesco all’inquietante quando si preparano a seviziarla. Ma, un po’ per salvarsi la pelle, un po’ per ottenere vendetta, So-min rivela che l’uomo che cercano è Lee Jong-se, il responsabile (a suo dire) della morte di sua figlia. Offre ai rapitori 300.000 dollari (la cifra iniziale del primo contratto) per ucciderlo. I sicari, ora “imprenditori”, subappaltano di nuovo il lavoro a Karim, un immigrato straniero, per la misera somma di 50 dollari.
L’intero castello di carte, in questo episodio di The Killers, crolla quando Karim denuncia i suoi “datori di lavoro” alla polizia, non per l’omicidio su commissione, ma per la violazione della legge sul salario minimo.
L’ironia continua con Kwon-su che vuole diventare poliziotto e Seon-yeong che vuole fare volontariato in chiesa, offrendo un ritratto ipocrita e tragicomico della natura umana. Inoltre i sicari cercano di giustificare i loro crimini definendoli “questioni di principio” e non di soldi, mentre in realtà contano gli spiccioli.
Nemmeno la vittima viene risparmiata dall’ironia. Nel momento in cui, per opportunismo, si trasforma in carnefice, finisce per scontare la propria pena in carcere.
EVERYONE IS WAItING FOR THE MAN
In Everyone is waiting for the man la narrazione di Jang Hang-jun (Rebound) si focalizza interamente sul concetto di attesa. I protagonisti sono bloccati in un non-luogo, una taverna che diventa un microcosmo di sospetti. La regia utilizza colori saturi (verde e rosso) non solo per estetica, ma per creare una sensazione di claustrofobia e imminenza. Lo spettatore viene trascinato nella stessa paranoia dei personaggi: ogni porta che si apre, ogni nuovo avventore che entra, carica la molla di una violenza che tarda ad esplodere.
L’episodio brilla per la sua capacità di ridicolizzare la figura del poliziotto da noir classico. Uno dei due detective, invece di essere l’occhio vigile della legge, viene colto dal collega in un momento di totale vulnerabilità e squallore (l’atto di auto-erotismo durante l’appostamento). Questa scelta narrativa rompe la tensione e sottolinea la natura profondamente umana e “bassa” dei personaggi. Nonostante siano a caccia di un pericoloso assassino, i detective appaiono costantemente un passo indietro rispetto agli eventi, incapaci di leggere i segnali che hanno sotto il naso.
La tensione raggiunge il culmine con l’ingresso di un uomo travestito da poliziotto.
Questo personaggio agisce come un catalizzatore di caos. Usando l’autorità del coprifuoco, impone un controllo psicologico sugli astanti. La sua presenza introduce una violenza brutale e improvvisa, uccidendo il collega del detective e dimostrando che, nel mondo di questo film, l’uniforme non è sinonimo di protezione, ma può essere lo schermo perfetto per il male.
Il fulcro dell’episodio è la caccia a Yeom Sang-ho, descritto come un uomo spietato con un tatuaggio di narciso sulla spalla sinistra. Il colpo di scena finale è un attacco diretto ai pregiudizi dei protagonisti (e del pubblico). L’assassino non è uno dei rudi uomini che popolano la locanda, ma la donna apparentemente lasciva e innocua presente fin dall’inizio.
Jang Hang-jun firma un episodio che è una lezione su come gestire le aspettative del pubblico. L’attesa, tema centrale del racconto originale di Hemingway, viene qui svuotata di epicità e riempita di ridicolo, fino all’esplosione di violenza finale che ristabilisce le gerarchie del potere in chiave antipatriarcale.
SILENT CINEMA
Per chiudere il cerchio di questa complessa antologia, arriviamo a Silent Cinema, ultimo capitolo di The Killers, diretto dal maestro Lee Myung-se (M, Nowhere To Hide). Se i primi tre episodi esplorano il noir attraverso la violenza, la satira e l’inganno, questo segmento finale lo affronta come un’astrazione pura, un omaggio alla storia stessa del cinema.
Questo episodio non segue una narrazione convenzionale; è una riflessione filosofica e visiva che lega il destino della Corea alla natura stessa della macchina da presa. Il segmento si apre con una dichiarazione potente: “Nel 1979, un proiettile penetrò nel cuore dell’oscurità, ma l’oscurità non sparì”.
L’oscurità di cui parla Lee Myung-se è sia quella del regime, sia quella della sala cinematografica. Il riferimento è all’assassinio del presidente Park Chung-hee, un evento che ha segnato la fine di un’era e l’inizio di una nuova incertezza politica per la Corea del Sud.
In questo segmento i dialoghi non servono a spiegare l’azione ma sono immersi in una struttura visiva talmente dominante da rendere il racconto un’esperienza sensoriale dove le voci si mescolano in una danza frenetica che celebra il cinema delle origini per la sua forza espressiva e non per l’assenza tecnica di sonoro.
Ogni episodio di The Killers è legato all’altro da elementi e caratteristiche in comune, incluse in un unico lungometraggio.
Innanzitutto c’è da sottolineare la presenza di Shim Eun-kyung in tutti gli episodi, come protagonista in Metamorphosis e in Silent Cinema, vittima nel secondo episodio, e semplice pin up fotografata in una rivista in Everyone is waiting for the man. Quest’ultimo e, come abbiamo già detto, Silent Cinema sono ambientati entrambi nel 1979, anno in cui in Corea del Sud governava (ancora per poco) Park Chung-hee. Entrambi gli episodi descrivono plasticamente l’atmosfera oppressiva del periodo, espressa da coprifuochi e ambienti deserti.
Altro elemento in comune tra i quatro progetti è l’utilizzo del colore, mai casuale.
Mentre la maggior parte degli episodi gioca sull’alternanza tra colore e bianco e nero (passando dal rigore espressionista di Metamorphosis e Silent Cinema alle atmosfere sfocate di Contractors), l’intera opera sembra orbitare attorno all’estetica di Edward Hopper. Il riferimento visivo è I Nottambuli, citato esplicitamente da Jang Hang-jun e ricreato scenograficamente da Lee Myung-se, una scelta che ammanta The Killers di un senso di isolamento speculare a quello della tela originale.
E così abbiamo gli ambienti illuminati di un verde tendente al marrone, sia nei vicoli esterni del primo episodio, sia negli interni della tavola calda di Everyone is waiting for the man, o tonalità sempre verdi che si alternano al rosso negli interni del bar di Metamorphosis; come sono rossi i vestiti della donna nel quadro di Hopper, dell’avventrice del bar nell’episodio di Kim Jong-kwan, e della padrona del locale nel corto di Jang Hang-jun.
Anche in Contractors c’è un uso ricercato del colore, seppur in senso più didascalico e meno sensoriale. Il verde è quello della radura, ma anche dell’auto dell’obiettivo da eliminare. E come spiega Sang-tae, il verde rappresenta il male nella cultura occidentale.
In definitiva, The Killers utilizza queste costanti visive e storiche per trasformare una struttura antologica in un unico affresco noir, dove il colore e il volto di Shim Eun-kyung diventano gli strumenti per dare forma a un’alienazione urbana che è insieme coreana e universale.


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